Ora che sarai fuori per cinque giorni,
fumerò tutte le sigarette che vorrò,
dove vorrò. Farò biscotti e me li mangerò
con marmellata e grasso di pancetta. Poltrirò. Mi concederò
di tutto. Passeggerò sulla spiaggia se ne avrò
voglia. E ne ho voglia, da solo
a pensare a quando ero giovane. Alle persone
che allora mi amavano alla follia.
E a come li amavo anch’io più di ogni altra.
Tranne una. Ti giuro che farò tutto
quel che voglio mentre sarai fuori!
Ma c’è una cosa che non farò.
Non dormirò nel nostro letto senza di te.
No. Non mi fa piacere farlo.
Dormirò dove cavolo mi pare…
dove dormo meglio quando sei fuori
e non ti posso abbracciare come faccio.
Sul divano rotto del mio studio.
(R. Carver, Sempre alla ricerca del meglio)
Autore: Gianluca Ronzio
Portami con te
Portami con te nel mattino vivace
le reni rotte l’occhio sveglio appoggiato
al tuo fianco di donna che cammina
come fa l’amore,
…
se il cielo offuscandosi, e poi
schiarendo per un sole più forte,
ci saremo trovati
là dove vita e morte hanno una sosta,
sfavilla il mezzogiorno, lamiera
che è azzurra ormai
senza residui e sopra
calmi uccelli camminano non volano.
(A. Bertolucci, Portami con te)
… di tua vita il viaggio
L’eternità, è così…
A te, mia bambina
Quanto vorrei, oh quanto
– non visto, non sentito –
volare dietro un raggio
là dove non esisto.
E tu nel cerchio irradia –
non c’è altra beatitudine –
e da una stella impara
che significhi luce.
Ciò che ti voglio dire
è che sto bisbigliando
e sottovoce affido
te, mia bambina, a un raggio.
(O. Mandel’stam, Quanto vorrei, oh quanto)
Lo scandalo della mitezza
L’uomo e gli dei
Una disperata vitalità
Pensare la gioia
Mai davvero felice e mai del tutto
infelice – oh, l’ho capito; e mi regolo.
Ma pensare la gioia, almeno quello:
pensarla! e qualche volta, senza farsi
troppe idee, senza montarsi la testa,
annusarla, sfiorarla con le dita
come se fosse (non lo è?) l’avanzo
della vita d’un santo, una reliquia…
(G. Raboni, Mai davvero felice e mai del tutto)
Il correre da topo della vita
Non riesco a dormire, tutto è buio;
dovunque è tenebra, e sonno noioso.
Solo il monotono battere delle ore
risuona vicino a me.
Il balbettio femminile della Parca,
il tremolio della notte addormentata,
il correre da topo della vita…
Pedrché mi inquieti e mi turbi?
Che cosa vuoi dire, noioso sussurro?
Un rimprovero, o il mormorio
del giorno che ho perduto?
Che cosa vuoi da me?
Mi chiami o predìci qualcosa?
Io voglio capirti,
cerco in te un senso…
(A.S. Puskin, Versi scritti di notte durante l’insonnia)
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