Pensare la gioia

Mai davvero felice e mai del tutto
infelice – oh, l’ho capito; e mi regolo.
Ma pensare la gioia, almeno quello:
pensarla! e qualche volta, senza farsi
troppe idee, senza montarsi la testa,
annusarla, sfiorarla con le dita
come se fosse (non lo è?) l’avanzo
della vita d’un santo, una reliquia…
(G. Raboni, Mai davvero felice e mai del tutto)

Il correre da topo della vita

Non riesco a dormire, tutto è buio;
dovunque è tenebra, e sonno noioso.
Solo il monotono battere delle ore
risuona vicino a me.
Il balbettio femminile della Parca,
il tremolio della notte addormentata,
il correre da topo della vita…
Pedrché mi inquieti e mi turbi?
Che cosa vuoi dire, noioso sussurro?
Un rimprovero, o il mormorio
del giorno che ho perduto?
Che cosa vuoi da me?
Mi chiami o predìci qualcosa?
Io voglio capirti,
cerco in te un senso…
(A.S. Puskin, Versi scritti di notte durante l’insonnia)

I muri interiori

Ho visto scintille schizzar via
quando due sassi sono strofinati,
forse là dentro non fa così buio;
forse c’è una luna che brilla
da chissà dove, spuntando magari dietro un colle –
un chiarore appena sufficiente a decifrare
quelle strane scritte, mappe stellari
sui muri interiori
(C. Simic, Sasso)

Porre in bella copia

“Porre in bella copia la Materia / mettere al loro posto le cose prive di ordine degli uomini / perché non capivano a che servivano / sistemare, come una brava padrona di casa della Realtà, / le tende alle finestre della Sensazione / e gli zerbini  alle porte della Percezione / spazzare le stanze dell’osservazione / e togliere la polvere dalle idee semplici… / Ecco la mia vita, verso per verso.” (F. Pessoa, Porre in bella copia)

Pessoa

Scrivi mi dico…

“Scrivi, mi dico, odia / chi con dolcezza guida al niente / gli uomini e le donne che con te si accompagnano / e credono di non sapere. Fra quelli dei nemici / scrivi anche il tuo nome. Il temporale / è sparito con enfasi. La natura / per imitare le battaglie è troppo debole. La poesia / non muta nulla. Nulla è sicuro, ma scrivi”. (Franco Fortini, Traducendo Brecht)

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Sull’imitazione

“L’imitatore deve cercare di essere simile, non uguale, e la somiglianza deve esser tale, non qual è tra l’originale e la copia, che quanto è più simile tanto è più lodevole, ma quale è tra il padre e il figliuolo” (Petrarca, Lettera a Boccaccio, ottobre 1366)

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