Non bisogna dimenticare che, per Brodskij, il momento in cui Orfeo si volta è il momento decisivo del mito.«Verso» significa «svolta», «versus», cioè «solco» fatto nella terra come quello dell’aratro che rivolta, passando sulla terra, le zolle. Soprattutto, «Non voltarti» era il comando divino. Riferito a Orfeo, ovvero, ciò significa: «Nel sottomondo non comportarti come un poeta».O anche: come un verso. Orfeo si volta, però, giacché non può farne a meno, giacché il verso è la sua seconda natura – o forse la prima. Perciò si volta, e, bustrophedón o no, la sua mente e la sua vista tornano indietro, violando il divieto.
Il poeta si identifica con il verso, con il girarsi indietro per vedere, con l’a capo, con il tornare sui propri passi; solo il poeta può violare il tabù degli dèi, ed essere un «abitante del cielo», ovvero un «eresiarca», egli si volta perché là dietro, nel passato, nella memoria, c’è la felicità che lui solo può rievocare in vita, se pur una vita larvale”
(J. Brodskij)
Come foglia che tace e dondola
La navicella Parigi sta all’ancora nel bicchiere:
ed io sto a mensa con te, con te brindo.
Lungamente bevo, tanto che il mio cuore ti si oscura,
tanto che Parigi nuota nella sua lacrima,
tanto che navigando punta al remoto velo,
che a noi il mondo occulta, là dove ogni tu è una fronda
da cui io pendo come foglia che tace e dondola.
(P. Celan, In alto mare)
Quello che si sta sperimentando
“Per questo poeta il processo dell’esistenza non è un’enigma e nemmeno una spiegazione, ma è simboleggiato piuttosto da una provetta: l’unica cosa non chiara è quello che si sta sperimentando, se la resistenza dell’uomo al dolore o la durata del dolore in se stesso”.
(I. BrodskiJ, Presentazione a C. Milosz, Poesie, Adelphi)
Ed ero io
Perchè tu hai capovolto
i misteri. E i tuoi enigmi,
ciò che mai potrai capire,
sono le cose più chiare:
la sabbia dove ti stendi,
il battito del tuo orologio
e il tenero corpo rosato
che nel tuo specchio ritrovi
ogni giorno al risveglio,
ed è il tuo. I prodigi
che sono già decifrati.
E mai ti sei sbagliata,
solo una volta, una notte,
che t’invaghisti di un’ombra
– l’unica che ti è piaciuta –
Un’ombra pareva.
E volesti abbracciarla.
Ed ero io.
(P. Salinas, La voce a te dovuta, I)
Mentre ti sto a guardare
E passiamo la notte
tranquilli, distratti
dalla tua immensa bellezza.
Come se tu non la portassi
indosso, fatalmente, senza requie.
Come se non la stessero aspettando
le bianche superfici di un letto,
o le anime – più bianche – di quegli angeli
dove sei solita dormire a volte,
mentre dal mondo io, sveglio, ti sto a guardare.
(P. Salinas, Coppia, spettro)
Tu che mi tieni in vita
Come è duro salvarti
rinchiuso nella stanza celeste a girare col vento
il buio qui consuma
il suo nero totale ci riporta
vicini al grande giusto del nulla
ma edifico con te quest’atmosfera d’ombra
un aprirsi ogni volta più cieco
mio il ritmo
tuo il vuoto
tu che mi tieni in vita
io che ti tengo
(S. Bre, Come è duro salvarti![]()
A mia figlia
La scrittura
Esplorazione
La teoria dell’universo
Tu sarai anche una stella,
ma nella vanità del mondo
non sono da meno d’uno specchio;
se valida quella teoria che vuole
l’universo in espansione
ci allontaniamo l’uno dall’altra
come galassia, lasciando tracce
di sangue sullo spettrografo.
In un’ipotesi contrapposta
l’infinito sarebbe stazionario
e manterremo le oscure distanze,
a mio malincuore.
Per avvicinarci dovrebbe prevalere
la teoria dell’universo che si contrae,
ma equivarrebbe al finimondo
perciò, addio, stellina bionda.
(V. Zeichen, Little Nemo)
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